Critica - Gilberto Fossen Scultore

Gilberto P. Fossen
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Gli echi, le memorie nella scultura di Gilberto Fossen

Di Gilberto ho apprezzato subito la semplicità, la capacità di parlare della scultura con la stessa immediatezza con cui parla dei lavori nei campi o nei vigneti. In questa passione istintiva è anche il senso delle sue opere.
La sua scultura, infatti, nasce da un piacere del fare che si colloca al di là delle scuole e dell'attualità e si appaga di un suo felice contatto con la terra, che ne è l'origine.
Certo, non mancano in esse gli echi, le memorie e le suggestioni di maestri lungamente amati (Arturo Martini).
Gilberto Fossen si è sempre tenuto al di fuori del sistema dell'arte, dai suoi circuiti come dai suoi artifici, e non credo che aspiri a entrarvi. Gli interessa, semmai, poter comunicare. Semplicemente.
Quello che più conta, allora, in questo strano, isolatissimo scultore, è la freschezza dei dati, vorremmo dire delle impressioni.

Elena Pontiggia, 1988
I soggetti poetici di Fossen

Alcune figure di Fossen - volti, nudi, cavalli - conservano ancora il timbro vitale della materia di cui sono fatti; a osservarli attentamente appaiono come forme appena liberate dal blocco antico che le teneva prigioniere. Altre invece hanno acquistato la lieta trasparenza della stagione primaverile: sembrano appena nate e pare di sentirle respirare in una parte segreta del loro profilo.
Fossen è legato alla scultura italiana, particolarmente a quella veneta; ed è questa temperie, così ricca di tradizioni regionali come di grandi artisti, che va collocata la sua ricerca. Se i materiali, con cui lo scultore dà vita ai suoi soggetti, sono di provenienza "povera", il modo con cui egli li restituisce al piacere visivo fa specula  alla profondità di un modo interiore che dalla realtà e nella realtà trae le proprie ragioni di fare arte.
Nino Majellaro, 1988
Nel volgere dei tempi

E di questo retour a valori formali ritenuti sorpassati e scontati ci sembra esemplare la presa di ”posizione” nei confronti delle avanguardie oggidì imperanti del giovane Gilberto Fossen, il quale salta a piè pari le loro cosiddette conquiste, spesso esibite con bizzarie e trovate e uso di materiali eterogenei che sostituiscono il marmo,il bronzo, il legno, l’argilla al fine di mettersi al passo con i tempi e di non apparire retrograde, e si collega invece per moto spontaneo e naturale a quel filone italico di una bene intesa classicità che parte dalla ritrattistica romana, passa per i Pisano e Donatello e, arricchito di apporti inediti e affatto personali, arriva a medardo Rosso, a Martini, a Marini e a Manzù.A ciò si adeguano con assoluta coerenza i ritratti, che prevalgono del resto su tutta la sua produzione attuale, dove la verosimiglianza del soggetto preso di mira e la sua interna, segreta psicologia si danno la mano a conferire ai volti severi e pensosi degli adulti, soffusi di una mesta e toccante grazia poetica quelli dedicati ai bambini.Ne si può passare sotto silenzio i nudi femminili abbozzati con nervosa immediatezza, sia che si tratti di danzatrici volteggianti in acrobatiche piroette, di sulla scia delle danseuses di Degas, sia stese e dormienti in casti eppur voluttuosi sonni, quali seppe infondere ad esse il Canova ”foscoliano” nell’argilla in privati e liberi esercizi delle dita.Tutto sommato, ricordando anche la sua pungente abilità di animalista, non resta che dare largo credito a questo giovane scultore in progress ma già carico di promesse allettanti.

Giuseppe Mesirca, 1988
Marino Perera

Gilberto Fossen reduce da una mostra a Fano, dove ha riscosso un grande successo di critica, propone al pubblico bellunese le sue opere nella prestigiosa Sala "A. De Luca".
I temi che predilige sono la figura umana e gli animali, che egli interpreta con una sensibilità che sorprende per la spontaneità del gesto e dell'esecuzione. C'è una profonda conoscenza tecnica della materia, che lo porta a lavorare nel rispetto della realtà e dei soggetti proposti. Nascono, così, i busti dei bambini, delle modelle, di uomini illustri sempre conformi alle forme caratteriali, dove si evidenziano fisonomie e tratti che corrispondono al volto ripreso.
Un incontro, una scoperta quella di questo scultore schivo ed appartato, che, assorbita la lezione dei grandi maestri, fa dell'arte la sua spinta esistenziale.

Marino Perera, ottobre 1989
Arrigo Grazia

E Il suo interesse per la persona, nella figura e nei volti, per le forme umane e animali, mostra una ricerca all'interno delle cose che la forma è chiamata ad esprimere quale indispensabile tramite, essenza dell'arte.
E si esprime con una essenzialità che scarta gli orpelli, mentre la materia, legno, ceramica, terracotta, gesso, è cordiale e popolare, nobilitata dalle forme che via via assume.

Arrigo Grazia, Bologna 9 giugno 1990
Leonardo Di Venere

Ero stato a trovarlo, volevo parlargli,sentirlo
parlare, dell’Uomo e della Storia, di sé e della sua arte,
là, nella sua casa, enorme, per sé solo,
e qualche gatto solitario, randagio, vagabondo,
come i suoi occhi, sempre tesi a filtrare la luce,
a rifletterla nella sue opere, appartate e distanti,
in una essenza di vita tranquilla, lontana
da retorica e accademismo, senza eroi, né simboli.

Volti e figure sono presi dalla sua gente,
dai suoi luoghi, di borghi e terre coltive,
dove adombra se stesso, risoluto nell’orgoglio
naturale, nell’umiltà quasi cristiana,
semplice, onesto, nella veste, nell’abito mentale,
nel parlato, sempre dritto al cuore delle cose,
alla loro verità, alla sua, di scultore: di se stesso
attraverso la dimensione dell’opera scultorea,
nell’arte della sottrazione, della visione
immaginata, esperita in salute luce e libertà.

In quell’ora, in quello spazio, avevo preso anche
qualche appunto, senza servirmene,
mi è bastato ascoltarlo, a lingua sciolta,
a fiato colto, nel raccontare di se stesso,
dall’inizio, da quando non aveva
carta e penna, negli occhi la matita,
lo sguardo vago, poetico, suggestivo;
curioso delle forme, della forma.
La forma che sarebbe stata totalmente diversa
se non fosse stato quel che è,
nel silenzio, con se stesso, in mezzo alle sue opere –
espressione precisa e gran segreto,
combinazioni perduranti e suo bisogno
di Bellezza, vorrei dire, di Bello e Necessario.

Leonardo Di Venere, 19 febbraio 2015
© 2020 Gilberto P. Fossen
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